Radici – La filiera del legno in un test del DNA

There is diversity but uniformity in all life, 
as virtually every organic entity is encoded
by some combination of the four letters of DNA.


– Mary Ellen Hannibal


 

Avete mai guardato una sedia o un tavolo di legno e pensato all’albero che è stato tagliato per fabbricarlo? Vi siete mai soffermati sul viaggio che quel pezzo di legno ha fatto prima di arrivare nelle vostre mani; la regione di provenienza, la foresta e addirittura il metro quadrato in cui quell’albero è nato e cresciuto per poi essere abbattuto e diventare il pavimento di casa vostra? Consumatori consapevoli, siamo ormai allenati a leggere etichette indicanti la filiera dei prodotti che consumiamo. Controlliamo ingredienti, origine ed eventuale trattamento “equo e solidale”. Ma cosa dire degli oggetti in legno che usiamo tutti i giorni?
Certo, sistemi di certificazione internazionale come FSC o Smartwood in teoria garantiscono che il legname acquistato provenga da fonti legali e piantagioni gestite in modo sostenibile, ma gli innumerevoli passaggi di mani, frontiere e diversi vincoli legali e burocratici rendono la filiera labirintica e piena di falle.
Come verificare con certezza la dicitura delle etichette e le affermazioni dei rivenditori di legname.?
Il sistema commercializzato da Double Helix Tracking Technologies, un’azienda basata a Singapore e composta da scienziati, ricercatori e professionisti del legname, si basa su un codice di quattro lettere, racchiuso in una sigla di tre: DNA.
Ogni essere vivente [o deceduto], sostanza organica o derivato è rintracciabile dal DNA. Siamo forse familiari con le applicazioni del DNA nelle investigazioni su crimini efferati e dubbie paternità; prove del DNA hanno inchiodato più di un assassino, permesso il rilascio di innocenti e fatto sborsare fior di quattrini a celebrità inseguite da fan con marmocchi. Test di impronte genetiche o fingerprinting sono anche comunemente associati a controverse manipolazioni su animali e sementi, risultanti in clonazioni e monopoli di multinazionali che tagliano e cuciono la biodiversità a loro piacimento e per loro profitto.
Tuttavia, le applicazioni del DNA possono anche essere messe al servizio della protezione dell’ambiente. Recenti metodi di marcatura genetica possono essere usati non solo per stabilire relazioni tra le diverse specie di alberi o calcolare la varietà genetica in una zona specifica, ma anche per identificare le specie e verificarne l’origine con esattezza, fino a risalire addirittura all’albero individuale da cui proviene il legname in questione.

The sample is packaged at the DoubleHelix Office and is ready to be sent to a lab for DNA extraction. The plastic packaging allows the monitoring of humidity and preserves the sample. (Courtesy of Lucy Davis) -

The sample is packaged at the DoubleHelix Office and is ready to be sent to a lab for DNA extraction. The plastic packaging allows the monitoring of humidity and preserves the sample. (Courtesy of Lucy Davis) –

Il sistema di verifica del legno fornito da Double Helix [per ora l’unica azienda al mondo a offrire questo servizio] si basa sul confronto del DNA del legname in esame con campioni di DNA raccolti in un database. Il database è open source e di dominio pubblico, in modo da incoraggiare la partecipazione di enti pubblici e organizzazioni non governative. Questo permette di arricchire non soltanto la capacità scientifica a livello locale ma anche di introdurre il concetto di “sovranità genetica ” nelle iniziative di conservazione, gestione della biodiversità e delle risorse genetiche.
Le applicazioni di questa tecnologia in campo della conservazione sono molteplici. Innanzitutto il paragone del DNA estratto da prodotti in legno permette agli acquirenti e alle autorità di verificare che non provengano da legname tagliato illegalmente. Inoltre, l’inventario genetico di una zona forestata permette di valutarne i cambiamenti, le specie a rischio e pianificare progetti di riforestazione o protezione. Questa tecnologia ha anche ispirato un gruppo di artisti, Migrant Ecologies, a sviluppare un progetto sulla storia di un letto di teak trovato da un robivecchi di Singapore. Grazie ad informazioni ottenute tramite il test del DNA del legno del letto e interviste a Dukun [arborista tradizionale] “Jalan Jati” [La strada del teak] ritraccia il viaggio storico, materiale e poetico del letto dal rivenditore fino al luogo in Indonesia dove l’albero di teak e’ cresciuto. Una ricerca dall’essenza dell’oggetto alle radici per capirne l’origine e la storia.
Double Helix ha lanciato un programma di sponsorizzazione in favore di una campagna per l’identificazione e raccolta del profilo genetico degli alberi. 
Il progetto Jalan Jati ha dato vita a un cortometraggio di animazione, lavori fotografici e artistici che da quasi due anni sono protagonisti di proiezioni e mostre in tutto il mondo. Le prossime tappe a Edimburgo per il festival delle scienze [marzo-luglio 2013] e al Museo di Scienze Naturali LKC di Singapore dal 2014.
Pubblicato su La Stampa

Lucy Davis’ Ranjang Jati: The Teak Bed that Got Four Humans from Singapore to Travel to Muna Island, Southeast Sulawesi and Back Again (2009–2012, Wilton Close, Singapore). (Courtesy of Shannon Lee Castleman.)

Lucy Davis’ Ranjang Jati: The Teak Bed that Got Four Humans from Singapore to Travel to Muna Island, Southeast Sulawesi and Back Again (2009–2012, Wilton Close, Singapore). (Courtesy of Shannon Lee Castleman.)

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